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Ho l’endometriosi… E adesso?

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L’endometriosi è una patologia relativamente frequente tra le donne e in alcuni casi può pregiudicarne la fertilità

Ho l’endometriosi… E adesso?

 

Praticamente una donna su dieci in età fertile soffre di endometriosi. Si tratta di una malattia relativamente frequente che consiste nella comparsa e sviluppo di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. In alcuni casi e in funzione del grado di danno può comportare problemi di fertilità femminile.

Non esiste un unico sintomo per definire una donna che soffre di endometriosi. Sebbene vi siano alcuni disturbi frequenti (dolore nel basso ventre durante il ciclo e le mestruazioni e dolore durante i rapporti sessuali), in molte donne che soffrono di endometriosi questi non si manifestano. È pertanto assai comune che suddetta malattia non venga individuata, finché non ci si rivolge a uno specialista per problemi inerenti al concepimento.

Il trattamento dipenderà comunque dal grado di danno, dall’età della paziente e dal suo desiderio di rimanere incinta. Cosicché, mentre in alcuni casi sarà necessario ricorrere alla chirurgia per estrarre cisti e impianti, in altri sarà sufficiente somministrare terapie, come ad esempio gli anticoncezionali, che bloccano la funzione ovarica ed evitano che l’endometriosi continui a progredire.

La gravidanza naturale è possibile

“Soffrire di endometriosi non è sinonimo di sterilità”, afferma la dott.ssa Clara Colomé, ginecologa specialista in riproduzione assistita. “Se una donna che soffre di questa patologia desidera rimanere incinta, potrà provare con il concepimento naturale. Se dopo un determinato periodo di tempo (sei mesi per le donne di oltre 35 anni, un anno per le donne con meno di 35 anni) la gravidanza non arriva, sarà il momento di rivolgersi a uno specialista”, assicura.

L’endometriosi può persino ripercuotersi direttamente sulla fertilità della donna. Nello specifico, questa è una situazione che si verifica in tre donne su dieci affette da questa patologia. “Sono due i motivi che rendono difficile il concepimento: uno perché l’endometriosi stessa riduce il numero e la qualità degli ovuli della donna”, spiega la dott.ssa Colomé, “oppure, perché deforma l’anatomia pelvica della donna, alterando la funzione delle tube e ostacolando la gravidanza”, afferma.

In questi casi, una volta analizzata ogni specifica situazione, si procederà a un trattamento di riproduzione assistita: un’inseminazione artificiale o una fecondazione in vitro. Quest’ultimo trattamento sarà più frequente nel caso di endometriosi avanzate e con maggior grado di danno.

Il congelamento di ovuli: un’opzione preventiva

Poiché l’endometriosi può pregiudicare la fertilità della donna – riducendo precocemente la qualità degli ovuli o in seguito all’operazione per trattare la patologia – la vitrificazione degli ovociti può essere un’opzione consigliabile una volta effettuata la diagnosi in età giovane e quando le donne non sentono ancora il desiderio di diventare mamma.

Attualmente non vi sono evidenze scientifiche che spiegano l’insorgenza di questa patologia. Tuttavia, la comparsa di uno o più dei suoi sintomi non per forza indica la presenza della malattia né che si tratti di un caso con un grado di danno maggiore. “Ad ogni modo, di fronte alla comparsa di sintomi, la prima cosa da fare è rivolgersi a uno specialista per scartare altre possibili cause”, conclude la dott.ssa Colomé.

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