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Ormone antimulleriano cos’è?

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Glicoproteina prodotta da donne e uomini che funge da orologio biologico

Chi è alla ricerca di un figlio, soprattutto se questo tarda ad arrivare, viene invitato a verificare la concentrazione di ormone antimulleriano nel sangue; ma cos’è di preciso e che ruolo ricopre nel processo procreativo?

Per prima cosa è bene evidenziare come esista una sorta di orologio biologico sia per la donna che per l’uomo, ovvero un periodo durante la vita in cui la fertilità risulta maggiore. Soprattutto per la donna in cerca di una gravidanza questo fattore riveste un ruolo di una certa importanza e può essere monitorato attraverso il dosaggio nel sangue dell’ormone antimulleriano (AMH). Quest’ultimo non è altro che una glicoproteina prodotta a livello follicolare dalle donne e dai testicoli negli uomini, che presenta una quantità variabile nell’organismo in funzione del sesso e dell’età dell’individuo.

Nelle donne i livelli di questo ormone risultano bassi fino al periodo della pubertà per poi aumentare progressivamente fino all’età adulta e pressoché azzerarsi in menopausa e in casi di menopausa precoce. Al contrario negli uomini è molto alta sin dai primi anni d’età, dove il suo ruolo è quello di impedire la formazione di organi genitali femminili mediante la regressione dei dotti di Müller, per poi diminuire progressivamente.

I valori considerati normali per l’ormone antimulleriano risultano solitamente i seguenti:

  • Uomini
    • Da 0 a 2 anni: tra 14 e 466 ng/ml
    • Da 2 a 12 anni: tra 7,4 e 243 ng/ml
    • Adulti: tra 0,7 e 19 ng/ml
  • Donne
    • Da 0 a 2 anni: inferiore a 4,7 ng/ml
    • Da 2 a 12 anni: inferiore a 8,8 ng/ml
    • Da 13 a 45 anni: tra 0,9 e 9,5 ng/ml

Oltre i 45 anni: inferiore a 1 ng/ml

Ormone antimulleriano basso: cause e conseguenze

Nel caso di una difficoltà nel contrarre una gravidanza il dosaggio di questo ormone può fornire informazioni indicative rispetto alla fertilità della donna e dell’uomo.

Nel caso in cui una donna presenti una bassa concentrazione dello stesso in età fertile potrebbe indicare un’insufficienza ovarica primaria, ossia un quantitativo ridotto di follicoli a disposizione. Alcuni studi hanno evidenziato inoltre come donne che presentano maggiori concentrazioni di questo ormone tendano a produrre un quantitativo di ovociti maggiori e conseguentemente, in presenza di stimolazione ovarica, abbiano maggiori probabilità di successo.

Scoprire inoltre il quantitativo e la concentrazione di questo ormone potrebbe evidenziare possibili problematiche nel caso in cui in età fertile la paziente presenti una concentrazione molto bassa dello stesso. Valori molto alti al contempo non è detto che rappresentino un punto di forza, in quanto ove superiori alla media di oltre 5 volte potrebbero evidenziare la presenza di ovaio policistico e addirittura neoplasia, ragion per cui alcuni medici sostengono possa fungere anche da maker tumorale.

Nell’uomo invece una concentrazione bassa di ormone AMH potrebbe indicare ipogonadismo e disordini legati allo sviluppo sessuale dello stesso.

Variazioni dell’ormone antimulleriano nella donna

Come precedentemente segnalato, la concentrazione dell’ormone AMH nella donna varia in funzione dell’età, ma anche in presenza di ciclo mestruale e durante la gravidanza, dove raggiunge un picco massimo attorno alla ventesima settimana di gestazione per poi ridursi progressivamente.

L’importanza di questo ormone viene presa in considerazione soprattutto nel caso in cui la stessa decidesse di sottoporsi a procreazione assistita. Conoscere infatti i livelli di AMH consentirebbe di individuare il protocollo di stimolazione ovarica più indicato, al fine di massimizzare le possibilità di riuscita della fecondazione assistita e dellla conseguente gravidanza.

Inoltre, in presenza di una bassa concentrazione di ormone antimulleriano, si potrebbe pensare ad avviare una serie di pratiche per conservare gli ovociti della stessa, preservando la fertilità, e utilizzandoli poi per un’eventuale maternità posticipata nel tempo. In sostanza in questa maniera verranno preservati vitrificati gli ovociti raccolti in un periodo ritenuto migliore per la fertilità della donna, andando a conservarli per impiegarli poi per una successiva procreazione assistita.

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