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“Quando spiego ai genitori che il bambino capisce che c’è qualcosa d’importante riguardante la sua nascita che bisogna dirgli, si convincono subito”

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Lo psichiatra e psicanalista Serge Tisseron, che ha partecipato alla celebrazione del 15º anniversario di Eugin, insiste sull’importanza di trattare il tema delle origini nelle famiglie con bambini nati da riproduzione assistita

“Quando spiego ai genitori che il bambino capisce che c’è qualcosa d’importante riguardante la sua nascita che bisogna dirgli, si convincono subito”

Serge Tisseron | Foto: Juan Antonio Domingo

Da quando a tre anni iniziò a divorare le avventure di Tintin, lo psichiatra e psicanalista francese Serge Tisseron non ha smesso di interrogarsi sui segreti di famiglia. Nel suo precoce contatto con l’opera di Hergé ciò che più lo sorprese fu che i detective gemelli Dupont e Dupond avessero cognomi diversi. Tre decenni dopo, nel 1985, pubblicò un libro affascinante che segnalava un segreto familiare come stele di Rosetta per decifrare l’universo creato dal celebre fumettista belga. Successive ricerche confermarono le sue ipotesi sul trauma familiare che si portava dietro Hergé. Oggi, una delle principali linee di lavoro di Serge Tisseron ha a che vedere con la comunicazione tra i genitori che hanno fatto ricorso alle tecniche di riproduzione assistita e i loro figli.

Durante l’atto di celebrazione del 15º anniversario di Eugin, lo scorso 3 ottobre, Tisseron ha riflettuto sulle possibili conseguenze che, a suo giudizio, può causare il nascondere le origini ai bambini nati da Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). “Il piccolo ha in ogni momento il presentimento che gli si nasconde qualcosa e inizia a credere che quello che non gli si dice sia qualcosa di doloroso riguardante la sua nascita. Può rinunciare a fare domande, certamente, ma questa domanda è così importante per un bambino che alla fine non oserà più chiedere niente”.

Se i genitori reagiscono con disagio e in modo evasivo a domande inevitabili come ‘mamma, da dove vengono i bambini?’ o ‘papà, dimmi, e io come sono nato?’, “il piccolo crescerà in un clima familiare in cui si domanderà sempre che cosa può chiedere e cosa no”, considera. Secondo questo famoso ricercatore, una situazione tale “danneggerà la comunicazione familiare e genererà insicurezze nel bambino”.

Le difficoltà che molti genitori hanno nel trattare questa questione fondamentale con i loro figli sono legate, secondo l’esperienza di Tisseron, a un doppio motivo. Da una parte, per molte persone è doloroso ricordare tutte le emozioni intense —e non sempre positive— vissute durante il trattamento. La seconda ragione ha a che vedere con la tensione che può generare spiegare ai propri genitori come fu concepito il loro nipotino. “Molti genitori mi dicono che sono pronti a spiegare al loro figlio che è nato grazie alla riproduzione assistita, ma hanno paura che lui lo racconti ai nonni. E dicono: ‘Mia mamma non sopporterebbe sapere che sono sterile’ o ‘A mio papà gli dispiacerebbe sapere che la genealogia della famiglia si è interrotta‘”, spiega Serge Tisseron.

Qual è il consiglio, quindi, per i genitori che hanno paura di trattare questo tema con il loro figlio? “Quando spiego ai genitori che il bambino capisce benissimo che c’è qualcosa di importante riguardante la sua nascita che bisogna dirgli, si convincono subito. Per i genitori, la prima cosa è raccontarlo al figlio, poi arriverà il momento di parlarne con i nonni”.

Come e quando mantenere la conversazione, è un dubbio ricorrente tra i genitori decisi a parlare apertamente della riproduzione assistita. Tisseron consiglia di parlarne davanti al piccolo fin da quando è ancora un bambino di pochi mesi e non capisce quello che gli si dice. “È come una prova per interpretare un’opera di teatro. Il bambino è lì, ma non è ancora in grado di essere uno spettatore che capisce l’opera, così i genitori possono ripeterla davanti a lui tutte le volte che sia necessario. In questo modo, quando il bambino inizi a fare le prime domande, la mamma, il papà, o entrambi, potranno rispondere senza problemi”.

Un linguaggio adattato al bambino

Quando il bambino, a 4 o 5 anni, formula in modo naturale la domanda sulle sue origini, Tisseron raccomanda ai genitori di rispondergli con semplicità e concretezza, situandosi fisicamente alla sua altezza e basando le parole su elementi visivi e gestuali. “È inutile voler spiegare tutto in una volta sola. Se il bambino domanda com’è nato, non è di nessun aiuto che i genitori gli spieghino che non potevano avere figli, che andarono dal dottore una volta, due volta, che andarono in ospedale… Bisogna spiegargli l’essenziale.”

'Cuando explico a los padres que el niño comprende que hay algo importante sobre su nacimiento que es necesario decirle, se convencen enseguida'

Per aiutare i genitori a superare con successo la prima grande conversazione con i figli, Serge Tisseron ha pubblicato una favola illustrata dal titolo Il mistero dei semini di bambino.

Allo scopo di aiutare le future mamme in questo processo, la Clinica Eugin offre questo libro alle sue pazienti, che valutano con una grande accoglienza questa iniziativa. Si tratta di un volume scritto molto bene che spiega, con un linguaggio che un bambino può capire, le varie forme di essere concepito.

La psicologa di Eugin, Laura Venereo, ritiene che “la decisione di spiegarlo al bambino spetta esclusivamente ai suoi genitori. In questo caso, è importante sapere adattare le informazioni alle domande che fa lui”, spiega. “L’obiettivo è che sia lui stesso a costruire la sua storia. Nel caso in cui i genitori decidano di raccontare al bambino le sue origini, questo tipo di libro è un ottimo strumento di appoggio perché il piccolo capisca e assuma con naturalezza le spiegazioni sul suo concepimento”, conclude.

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